La sua pesca è di origine araba da quando tutta la
costa nordafricana cadde sotto dominazione musulmana nel 698. I primi in Italia furono i
Genovesi che nel 1153 avevano stipulato accordi con i Tunisini per la pesca, seguiti
quattro anni dopo dai Pisani. In Africa per la pesca i Genovesi fondarono colonie a
Nona,Ceuta,Marsa, Carez e Tabarca. Si distinse anche a Livorno sia per la pesca che per la
lavorazione tanto da superare Genova, Marsiglia e Trapani. I Livornesi sulle loro piccole
coralline si spingevano fino alle coste africane; a Livorno la lavorazione fu importata da
Ebrei provenienti dalla Spagna.
Dagli antichi fu sempre ritenuto una pinta marina dotata della singolare proprieta' di
pietrificarsi appena tolta dall'acqua; questo effetto veniva attribuito all'aria. Nel 1700
si ritenne perfino di avere scoperto i fiori di questa pianta, di colore bianco.
Quando si comincio' a parlare di animaletti coralligeni molti non osarono pronunciarsi,
altri rimasero scettici, altri accolsero la notizia come facezia. Soltanto nella seconda
metà dell'800 si ossodo' l'origine animale e non vegetale del corallo.
Il corallo prende forme diverse con il variare delle condizioni nelle quali è costretto a
formarsi. Dove l'acqua è tranquilla, immota nelle profondità assume in modo completo la
forma arborescente piu' elegante. Nelle acque agitate il corallo si richiude in
arborescenze piu' raccolte come per resistere meglio o per sfuggire al movimento delle
onde.
Per la pesca si adopera una
grossa barca corallina a vela latina che trascina, talvolta perfino a 150 metri di
profondità, una grossa croce di legno a bracci eguali appesantita da pietre; a questa
croce sono assicurati mazzi di vecchie reti di canapa. Il corallo si presenta come
formazione dentritica, ossia a forma di albero ramificato, tenacemente aderente al fondo
marino.
La croce di legno che i Torresi chiamano ngegno , ossia congegno, viene ad impigliarsi
nelle formazioni coralline del fondo marino; i coralli vengono sradicati o spezzati e
almeno in parte impigliati nelle reti. Il capo barca si accorge dell'avvenuto incontro con
un banco corallino per gli strattoni comunicati alla corda del congegno, corda passante su
una sua coscia protetta da una gambiera di cuoio di adatto spessore. Il congegno viene
tirato in barca mediante un argano.
Negli anni intorno al 1880 ogni stagione corallara, aprile-ottobre, partivano da Torre
circa 200 barche per la pesca e dopo 6-7 mesi rientravano con una quantità tale di
prodotto che le parti piu' piccole meno pregiate furono ammassate in quantita' notevoli;
da questi depositi si è attinto poi nei periodi successivi di guerra o comunque di
scarsezza. Ogni barca aveva equipaggio di 10-12 marinai piu' il capitano. Tartane torresi
facevano la spola tra Torre e questa barche per provvederle di provviste, portare a terra
il corallo; per sostituire qualche marinaio ammalato.
Il corallo viene pescato nel Mediterraneo a circa 20 miglia a sud della Sicilia ed allora
viene commerciato sotto il nome di corallo di Sciacca. E' il meno pregiato perche' di
limitata grandezza; lo spessore massimo non supera i 10-12 mm ; è di tinte piu' o meno
screziate; una varietà rosa denominata Sciacca bello.
Il corallo sardo è di colore piu' rosso ed è piu' grosso. Viene pescato nei mari della
Sardegna; dei coralli italiani è il piu' pregiato. Il suo colore puo' essere piu' o meno
cupo.
Un altro corallo mediterraneo è il Barberia pescato nei mari a nord della Tunisia e
dell'Algeria. Notevole quantita' di grezzo è venuta dalle isole americane del Pacifico,
le Hawai, con il nome di corallo Midway. Oggi viene anche estratto direttamente da
sommozzatori che scendono a notevole profondità, dove la luce si riduce ad un azzurro
cupo, profondità proibitive.
Questi cacciatori di corallo no hanno soppiantato la barca corallina, oggi motorizzata,
anche perché la loro vita è esposta ad alto grado di rischio.
Veniva spedito molto in India
sotto forma di tronchetti che sembra si impiegassero per tappezzare letti per i morti. Si
vendeva molto anche in Cina per ornamento ad esempio dei codini. Viene venduto in Italia
in collane o fili dette Roma vezzi, del peso perfino di un etto distribuito in 40 palline
che possono anche non essere sferiche. Si usa anche per rosari del Corano in file di 25-25
pezzi ogni tanto rotte da coralli piu' grandi.
Il progresso tecnologico ha modificato la pesca del corallo; è rimasto solo l'ingegno.
Non piu' a remi, ma bastimento a motore, corda di acciaio e nailon, argano a motore per
tirare a bordo. La mano poggiata sulla corda ha sostituito il gambale di cuoio. La pesca
è diventata piu' fruttifera perché si è allungata l'area sottomarina perlustrata.
Ricche coste coralline sono le marocchine atlantiche e mediterranee. Ne è vietata la
pesca per motivi ecologici come lungo quelle tunisine e algerine. Il corallo piu' pregiato
è il corallo giapponese pescato nei mari del Giappone da pescatori giapponesi ed
acquistato sul mercato locale da commercianti torresi e poi spedito in Italia. Fino a che
il Giappone non aveva un trattato di pace, dopo l'ultima guerra, il corallo giungeva in
Italia attraverso gli Stati Uniti d'America. Il suo pregio è dovuto alla facilità di
raggiungere dimensioni relativamente notevoli ad es. 25 mm.
Del corallo giapponese si hanno diverse varietà che con il variare della moda si spostano
nella scala dei valori. Caratteristico è il corallo "moro" cosiddetto per il
colore rosso cupo intenso, la gradazione di colore non è pero' unica, si hanno coralli
piu' o meno intensamente colorati e che si chiamano ancora corallo moro.
I Luoghi
Rinvenimenti di banchi di corallo vengono
citati in varie epoche della storia; Plinio accenna ai coralli che provenivano dalla
Persia, dal Mar Rosso, da Eritre nellAsia Minore, ed a quelli che si pescavano nel
Mediterraneo presso il Monte Argentario, Napoli, Trapani e nella Francia
meridionale.Dioscuride ne cita lesistenza in Sicilia intorno a Siracusa.
Già da tempi assai remoti si pescava il corallo presso le coste italiane ed alcuni autori
accennano allabbondante quantità esistente nel Mar Ligure.Verso la metà del
Settecento gli abitanti di Torre del Greco che già dal XIV secolo pescavano nei banchi
coralliferi siti presso lisola di Capri ed in seguito, nel 1780, bene armati e
pronti a guerreggiare, corsero le coste africane occupando molti banchi presso
lisola di Galita.Si può perciò concludere che lItalia ritraeva il prezioso
polipaio dalle acque del Mediterraneo, dalla Liguria alla Calabria ed attorno alle coste
delle sue isole.
Notevole impulso si è avuto nella pesca del corallo in Giappone, nel Mar Rosso ed in
varie regioni dellAsia. |